I Film della mia vita
Registi, attori, critici, protagonisti della vita culturale, uomini che fanno il cinema, e che il cinema amano, raccontano il cinema che hanno amato. Pietre miliari della storia del cinema ma anche film di genere, sequenze famosissime e pezzi di film mai visti, intrecciati con i ricordi del proprio vissuto, artistico o personale.
Ogni anno, d’autunno, è previsto un ciclo di 4 incontri che si svolgono al Pan. Quest’anno siamo giunti alla quarta edizione.
Mario Franco > 15 ottobre 2009 Pan ore 18,00
Regista e storico del cinema, Mario Franco insegna “Teoria e metodo dei mass-media” e “Storia del cinema e del video” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha pubblicato numerosi libri, articoli e saggi sul cinema “d’arte” e sul cinema “popolare” ed attualmente collabora alle pagine napoletane di “Repubblica”. Fondatore nel 1969 del cinema “NO”, prima sala d’essai a Napoli, e della “Cineteca Altro”, si occupa da anni di ricerca visiva, con particolare attenzione per le avanguardie. Autore di cinema sperimentale, ha collaborato con Lucio Amelio lavorando con artisti di fama internazionale come Andy Warhol e Joseph Beuys. Per il Madre, il museo d’arte contemporanea Donna Regina di Napoli, Franco dirige la Biblioteca e la Mediateca con l’intento di dar forma a un centro multimediale specializzato sull’arte del XX e XXI secolo.
Che cosa ci presenta: Gli umori carnali del cinema muto napoletano della grande Elvira Notari (” ‘A santanotte”, “È piccerella” entrambi del ‘22). La cerebrale reinvenzione del mondo da parte delle avanguardie (”Entr’acte” di René Clair, il “Ballet mécanique” di Fernand Léger). L’apocalittica visionarietà del “Metropolis” di Frintz Lang. E tutto il cinema di Andy Warhol, fino al rutilante caleidoscopio di emozioni e di invenzioni del “Cantando sotto la pioggia” di Stanley Donen e GeneKelly.
Stella Cervasio > 22 ottobre 2009 Pan ore 18,00
Nata a Napoli nel 1961, si è laureata all’Orientale in Lettere moderne dopo aver studiato con maestri come Enrico Flores (Latino) e Francesco Abbate (Arte). Lavora a “Repubblica” dal 1985 e dal ‘90 è nella redazione napoletana dove si occupa della pagina di arte e di quella di libri. Ha scritto un racconto per un libro d’artista (”Olga dei Dolori”); un libro per bambini ambientato a Venezia (la città di sua nonna Lelia) “Il mistero del fuoco eterno”; un libro a quattro mani con lo psichiatra Mino Tridente, “L’ira di Achille”, sulla follia nei personaggi dei romanzi. Si occupa di arte di guerra con la storica dell’arte Renata Caragliano, con cui ha curato la mostra “Oltre la polvere” al Museo Archeologico di Napoli, firmando con lei la prima monografia sull’artista afghana Lida Abdul. Scrive cataloghi di artisti e testi critici sull’arte contemporanea.
Che cosa ci presenta: Cinema come discorso privilegiato sul tempo (”C’era una volta in America” di Leone, “L’anno scorso a Marienbad” di Resnais). Cinema come macchina dell’inganno (”I soliti sospetti” di Bryan Singer) e del mistero (”Picnic a Hanging Rock” di Peter Weir). Cinema che pensa se stesso (”Nodo alla gola” di Hitchcock). Ma anche cinema come esperienza fatale e struggente della narrazione del destino dell’uomo (”Storia immortale” di Wells, “Crocevia della morte” dei Coen, “Orfeo Negro” di Camus).
Ugo Caruso > 29 ottobre 2009
Storico dello spettacolo e studioso di cultura di massa, Ugo Caruso è nato a Cosenza nel 1956 e dalla metà degli anni Settanta vive a Roma dove si è laureato in Scienze Politiche. Critico cinematografico per oltre quindici anni, ha lavorato a programmi radiofonici e televisivi ed è autore di numerosi saggi ed articoli.
Ha inoltre collaborato con le pagine culturali dell’ “Unità”, intervenendo con taglio trasversale su fumetti, cinema, letteratura di genere, jazz, rock e sport. È stato docente a contratto in vari atenei e ha curato diverse rassegne e cataloghi come consulente culturale di enti pubblici.
Ha fondato il “Movimento Telesaudadista”, un’associazione culturale che ha come fine lo studio e la riproposizione dell’immenso patrimonio televisivo classico.
Che cosa ci presenta: Dai film classici, ai cartoni animati fino alle pellicole di genere avidamente consumate nelle sale affollate degli anni Sessanta, passando per le stagioni più engagées del cinema italiano. Poi l’incontro con la New Hollywood ed il cinema dell’est europeo: è questa l’ “educazione cinematografica” di Caruso ripercorsa attraverso capolavori quali “La dolce vita”, “Il posto delle fragole”, “Il terzo uomo”, “Apocalypse Now”, “Paris qui dort”, “Mr. Arkadin”, “Fuoco fatuo”, “Szindbad”.
Antonella Cilento > 12 novembre 2009
Antonella Cilento (1970) scrive e insegna scrittura creativa. Il suo ultimo romanzo è “Isole senza mare” (Guanda, 2009). Ha pubblicato per Guanda “Una lunga notte” (2002, Premio Fiesole 2002, Premio Viadana), “Neronapoletano” (2004), “L’amore, quello vero” (2005); ma anche: “Il cielo capovolto” (Avagliano, 2000), “Non è il Paradiso” (Sironi, 2003), “Napoli sul mare luccica” (Laterza, 2006), “Nessun sogno finisce” (Giannino Stoppani, 2007, Premio Giulitto 2008). Alcuni suoi libri sono tradotti in Germania. Ha scritto numerosi testi per il teatro e alcuni cortometraggi per Sandro Dionisio e Mario Martone. Collabora con “Il Mattino”, “Grazia” e “L’Indice dei libri del mese”. Ha fondato nel 1993 a Napoli il Laboratorio di scrittura creativa Lalineascritta (www.lalineascritta.it) e tiene corsi di scrittura per allievi di ogni età in tutt’Italia.
Che cosa ci presenta: Un cinema pieno dell’eco profonda della letteratura quello scelto dalla Cilento che muove dalla voce intima e poetica di film come “Il pranzo di Babette” e di “Un angelo alla mia tavola”, fino alle suggestioni esistenziali ed oniriche del Kurosawa di “Rashomon” e di “Sogni”. E poi c’è il “Barry Lyndon” di Kubrick e la vertigine della visione della “Donna che visse due volte” di Hitchcock e pure le cerebrali volute del Greeneway di “I misteri dei giardini di Compton House”.
I FILM DELLA MIA VITA, TERZA EDIZIONE
Anche questa edizione della fortunata serie è rivolta a tutti gli appassionati di cinema: al più ortodosso cinephile, come allo spettatore occasionale e meno esigente. L’iniziativa, anche quest’anno, si svolgerà al Pan - Palazzo delle arti di Napoli, in quattro date (3, 10 e 17 novembre e primo dicembre 2008).
L’ingresso (alle ore 18,30) è gratuito e permesso fino ad esaurimento posti.
I film della mia vita è un progetto della Mediateca S. Sofia, Assessorato alle Politiche Giovanili - Servizio Giovani del Comune di Napoli, in collaborazione con Pigrecoemme, la Scuola di cinema e televisone di Napoli.
Ad aprire gli incontri il 3 novembre (ore 18,30) è chiamato il regista di Fuoco su di me Lamberto Lambertini; poi sarà la volta di un’attrice napoletana di straordinaria sensibilità come Cristina Donadio (10 novembre) e, la settimana successiva, del critico e saggista Valerio Caprara (17 novembre); infine, dopo due settimane, a chiudere la manifestazione sarà l’intervento di uno dei più interessanti giovani registi italiani, Massimo Andrei (1 dicembre).
Quattro personalità forti, curiose, affascinanti, impegnate in ruoli differenti che si susseguiranno nel corso di questo terzo ciclo e ci offriranno così una molteplicità di punti di vista. Due registi di generazioni differenti, un’attrice di profonda forza espressiva, e un sofisticatissimo critico cinematografico che, invitati ad aprire lo scrigno cinefilo delle loro passioni, dei loro sogni, delle loro fantasie, non lesineranno di tracciare davanti al pubblico inediti itinerari culturali, intellettuali ed esistenziali, tutti scenari appassionanti segnati dall’amore comune per la Settima arte.
IL PROGRAMMA
Pan - Palazzo delle arti di Napoli, Via dei Mille 60.
Tutti gli incontri sono alle ore 18,30. L’ingresso è libero fino ad esaurtimento posti.
Lamberto Lambertini: lunedì 3 novembre 2008
Cristina Donadio: lunedì 10 novembre 2008
Valerio Caprara: lunedì 17 novembre 2008
Massimo Andrei: lunedì 1 dicembre 2008
GLI INCONTRI
LAMBERTO LAMBERTINI
Lunedì 3 novembre 2008
La prima sala buia a quattro anni impaurito dal “Pinocchio” di Walt Disney… A sedici folgorato da “Otto e mezzo”… Esaltato per “Nostra Signora dei Turchi”… Edificato da Andrej Rublëv… Divertito da “I giardini di Compton house”… Commosso da “Il pranzo di Babette”… In ginocchio davanti a tutto Kubrick… Pazzo per il cinema “teatrale” di “To be or not to be” e dell’inarrivabile “Les enfants du paradis”… E tanti altri capolavori nella testa…
Nato a Napoli nel 1946, dopo la maturità classica si trasferisce a Parigi e a Londra dove fa il giovane di bottega nello studio del pittore Lucio Del Pezzo.
Debutta come regista e autore teatrale con un poemetto di Nazim Hikmet, “La Joconde”. Nel 1982 fonda una Compagnia Teatrale con Peppe e Concetta Barra. Nel 1995 scrive e dirige il suo primo lungometraggio: “Vrindavan Film Studio”, interamente girato in India, dove ha ottenuto grandi consensi di pubblico e di critica, ed è stato presentato al Festival di Venezia.
Dopo dieci anni, gira il suo secondo film, “Fuoco su di me”, che racconta gli ultimi mesi del regno di Gioacchino Murat a Napoli.
CRISTINA DONADIO
Lunedì 10 novembre 2008
Icone muliebri, fulgenti ed eteree. Profili tagliati nel mito. Odori di pianto e di poesia. E’ un immaginario pieno di figure di donne, quello della Donadio. Che dal cinema tedesco così detto”nuovo” (ed ecco i volti della Braun e della Voss di Fassbinder) arriva a Wenders (”Il cielo sopra Berlino”, “Paris Texas”). Fino a Schroeter e Von Trotta. Cinema di corpi e di anime. Che tramuta l’Espressionismo più cerebrale nel cupo dolore, pur velato del riso amaro, del Mélo.
Attrice, autrice e regista, comincia il suo percorso teatrale nel 1977 con Nino Taranto per continuare con altri grandi quali Eduardo de Filippo, Aldo Giuffrè, Aroldo Tieri, Gianni Agus. All’inizio degli anni ’90 il suo incontro fondamentale con il teatro di frontiera di Enzo Moscato. Debutta prestissimo anche nel cinema con “Nel Regno di Napoli” (1978), del regista tedesco Werner Schoreder. Lavora in numerosi film e produzioni televisive con, tra gli altri, Liliana Cavani, Andrea Camilleri, Klaus Kinski, fino al “Libera” di Pappi Corsicato col quale gira anche “Buchi neri”, “I Vesuviani” e “Chimera”. Con Marco Zurzolo ed il suo Ensemble ha dato vita ad una serie di performance di grande impatto che intreccia canto, jazz e teatro.
VALERIO CAPRARA
Lunedì 17 novembre 2008
Una vita. Tre vite. Altrettanti blocchi di film: l’attrazione, fin da giovane, per il grande schermo, nel primo; gli anni Sessanta , nel secondo; l’incontro con Maros, l’amore, nell’ultimo. Ricco e variegato l’empireo del critico napoletano, che parte dall’epica malinconica di “Sentieri Selvaggi” e arriva, via “Vertigo”, “Arancia Meccanica”, “American Graffiti”, “C’era una volta in America” e tanti altri titoli, alla metafora della grande onda di “Point Break”.
Critico cinematografico del “Mattino” di Napoli, ospite fisso della trasmissione “Cinematografo”, saggista e storico, per diversi anni direttore dei prestigiosi Incontri del Cinema di Sorrento, Valerio Caprara insegna Storia e critica del cinema presso l’Università degli studi di Napoli L’Orientale ed il Suor Orsola Benincasa. E’ autore di diverse monografie su alcuni dei mostri sacri del cinema americano, di cui è, storicamente, attento e fine esegeta. Tra queste, ricordiamo quelle dedicate a Sam Peckinpah, a Samuel Fûller ed a Steven Spielberg. Tra i suoi lavori più recenti va ricordato “Il buono, il brutto, il cattivo. Storie della storia del cinema italiano” e la cura del curioso “Dizionario del Cinema Erotico” per la Electa.
MASSIMO ANDREI
Lunedì 1 dicembre 2008
Cinema sensuale, quello di cuore e di pancia, e, insieme, il meta-cinema, intellettuale, profondo, eppure mai freddo. E’ questo il breviario di miti di celluloide che Andrei ci dispiega davanti: dal Kieslowski del doloroso “Film Blu”, ai segreti dell’amore dell’Almodóvar di “Tutto su mia madre” e “Parla con lei”. Ma, qui, c’è anche la poesia di “Nuovomondo” di Crialese e le ossessioni di Aranda e Bigas Luna. E, su tutto, il genio di Fellini.
Nato a Napoli nel 1967, giovanissimo, Andrei recita in teatro con Ernesto Calindri ed è diretto dai registi Giancarlo Cobelli, Antonio Calende ed Eugenio Barba. In numerose produzioni teatrali è al fianco di attori della tradizione napoletana come Carlo Giuffré e Vincenzo Salemme. È protagonista di testi di Annibale Ruccello e Manlio Santanelli per la regia di Pier Paolo Sepe. Oltre a scrivere per il teatro, la radio e la televisione, ha diretto documentari su tematiche sociali come “Il viaggio continua” e “Cerasella”. Scrive e dirige il suo primo lungometraggio nel 2005, “Mater Natura” col quale vince il premio della Settimana Internazionale della Critica alla 62esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
I FILM DELLA MIA VITA, SECONDA EDIZIONE
IL PROGRAMMA
Pan - Palazzo delle arti di Napoli, Via dei Mille 60.
Tutti gli incontri sono alle ore 18,00. L’ingresso è libero
Alberto Castellano martedì 18 settembre 2007
Renato Carpentieri martedì 25 settembre 2007
Angelo Curti martedì 2 ottobre 2007
Ugo Gregoretti martedì 9 ottobre 2007
GLI INCONTRI
ALBERTO CASTELLANO
Martedì 18 settembre 2007
L’excursus nel Cinema della sua vita privilegia i film e i maestri del passato ed è esemplificato da dieci brevi sequenze-chiave che mettono in risalto la perizia tecnica che si fa forma espressiva e stile inconfondibile, da La donna che visse due volte di Hitchcock a L’infernale Quinlan di Welles, da La croce di ferro di Peckinpah a Il posto delle fragole di Bergman.
Saggista e critico cinematografico, scrive per “Il Mattino” dal 1989. Autore di numerosi saggi e volumi dedicati a Franchi e Ingrassia, Clint Eastwood, Douglas Sirk, Carlo Verdone, alla comicità e al doppiaggio, ha fatto parte della commissione di selezione della “Settimana della critica” della Mostra del Cinema di Venezia dal 1997 al 2000 ed è stato professore a contratto di Semiologia del cinema all’Università di Fisciano. Studioso e appassionato del cinema americano di genere e del cinema comico italiano di serie B, negli ultimi anni ha approfondito i modelli narrativi, gli stili, le correnti e gli autori di alcune cinematografie asiatiche.
RENATO CARPENTIERI
Martedì 25 settembre 2007
Suggestioni di sapore teatrale ci conducono dallo shakespeariano Trono di sangue di Kurosawa al De Sica del Giudizio Universale. La traccia tragica si fa infine dramma in Porte aperte di Gianni Amelio fino a sciogliersi nei toni tragicomici di Caro Diario di Nanni Moretti, titoli, questi, che vedono lo stesso Carpentieri tra i protagonisti.
Autore, regista e attore di teatro.
Dal 1965 al 1974 ha svolto a Napoli attività di organizzazione e promozione culturale, teatrale e cinematografica.
Nel 1975 è stato tra i soci fondatori del Teatro dei Mutamenti. Nel 1976 debutta come attore curando poi anche vari allestimenti e drammaturgie. Incredibilmente poliedrico gli si riconosce tuttavia una spiccata attitudine in ruoli dai contenuti alti. Ha lavorato oltre che con i citati Amelio e Moretti, coi registi Paolo e Vittorio Taviani, Daniele Luchetti, Stefano Incerti, Gabriele Salvatores.
Attualmente è direttore artistico dello storico gruppo di sperimentalismo teatrale Libera Scena Ensemble.
ANGELO CURTI
Martedì 2 ottobre 2007
«I film della mia vita / La vita dei miei film. Per ricostruire con la memoria sollecitata da visioni e re/visioni un percorso di spettatore dalla stupefazione alla consapevolezza, accompagnando il transito attraverso il millennio di un’Arte ormai incalzata e sorpassata da nuovi mostri. Senza timore di collisione fra il pastore Tomas Ericsson e il cugino di Parascandolo, né di ulteriori intrecci fatali fra Jean Diego e Malou con Joe Gillis e Norma Desmond, sotto gli sguardi incrociati di Jean Vilar ed Eric Von Stroheim. Tra Hollywood 50 e Parigi 45, senza tralasciare la Berlino di Edmund Koeler, per restare nel secolo scorso e nel primo mondo, ma naturalmente ci sarà ancora molto altro da vedere e ri/vedere.»
Curti è tra i fondatori di Teatri Uniti. A lui si devono alcuni dei più interessanti film dell’ultimo cinema italiano tra i quali Morte di un matematico napoletano (Mario Martone 1992), Il verificatore (Stefano Incerti 1995), L’amore molesto (Mario Martone 1995), Prima del tramonto (Stefano Incerti 1999), Le conseguenze dell’amore (Paolo Sorrentino 2004).
UGO GREGORETTI
Martedì 9 ottobre 2007
Dai cercatori d’oro de Il tesoro della Sierra Madre ai tableaux vivants di Barry Lindon, dal rigore ieratico e formale di Ordet al neorealismo crepuscolare di Una giornata particolare, Ugo Gregoretti ci svelerà il legame tra questi film e l’influenza sulla “sua vita”.
Regista cinematografico, genio della TV, raffinato “metteur en scène” di melodrammi e opere buffe. Ugo Gregoretti è uno dei protagonisti dello spettacolo italiano del secondo Novecento. Nato nel 1930 a Roma, ha iniziato nel 1953 a lavorare in RAI come regista e autore televisivo, firmando trasmissioni come “Semaforo” e “Controfagotto”, documentari come La Sicilia del Gattopardo (1960, Premio Italia) e sceneggiati come Il Circolo Pickwick (1967). La sua filmografia comprende: I nuovi angeli (1961), RO.GO.PA.G. (1963, con Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard e Pier Paolo Pasolini), Omicron (1963), Le belle famiglie (1964), Vietnam, scene del dopoguerra (1975), Maggio musicale (1990).
I FILM DELLA MIA VITA, PRIMA EDIZIONE
CAPOLAVORI E CULT MOVIE / UN FLUIDO SEGRETO DI IMMAGINI E SOGNI
«“I film della mia vita”, nell’accezione truffautiana, non sono solo i capolavori che hanno segnato il nostro immaginario di cinefili, i cult che rivediamo con sempre rinnovato piacere, le opere d’autore (ma anche i film popolari di genere) che custodiamo gelosamente nella memoria (e nella videoteca). Sono anche – e soprattutto – quelli che come emerge dagli scritti del Truffaut critico, rappresentano un’esperienza - umana, filosofica ed esistenziale insieme – estrema. Quelli che confondono, e spesso identificano, arte e vita, sono le tappe di un percorso intimo e personale, esclusivo e particolare, da condividere con gli altri solo nel momento dell’affascinante rituale del consumo collettivo. Le pellicole che abbiamo amato costituiscono quasi un fluido invisibile e segreto che attraversa e accompagna la nostra vita, sfidando il tempo e le mode, le tendenze e le (ri)scoperte. Gli incontri con Salvatore Piscicelli, Enzo Moscato, Antonietta De Lillo e Stefano Incerti, invitati ad aprire lo scrigno cinefilo delle loro passioni, dei loro sogni, delle loro fantasie, dei loro desideri, a parlare del ‘loro’ cinema esemplificato da un videomontaggio di sequenze, faranno sicuramente scoprire preferenze e avversioni impensabili, scelte stravaganti, esclusioni imprevedibili. Ma tracceranno anche itinerari culturali, intellettuali ed esistenziali di quattro autori di formazioni e generazioni diverse».
Alberto Castellano
Gli incontri:
SALVATORE PISCICELLI / Venerdì 24 novembre 2006, ore 16
Film e autori fondamentali, quelli che contrappuntano il percorso di Piscicelli: si va dal Luis Buñuel di “Los olvidados” (I figli della violenza) al doloroso “Viaggio a Tokyo” di Ozu; da “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin (che nelle parole del regista resta “il più grande mélo mai girato”), a “Zéro de condite” di Jean Vigo. Fino al viaggio all’inferno del Roberto Rossellini di “Germania anno zero”.
Nato a Pomigliano d’Arco nel 1948, si è occupato di critica cinematografica dal 1970 al 1978. Ha esordito nel 1979 con “Immacolata e Concetta – L’altra Gelosia”, scritto in collaborazione con Carla Apuzzo, ottenendo diversi riconoscimenti tra cui il Pardo d’Argento a Locarno. Già dall’opera prima sono emersi i temi preferiti della sua cinematografia: i ritratti “femminili”, l’attenzione per il Sud, le storie d’amore. Dal sodalizio con Apuzzo sono nate anche le sceneggiature dei successivi “Le occasioni di Rosa” (1981), “Blues metropolitano” (1985), “Regina” (1987), “Baby Gang” (1992), “Il corpo dell’anima” (1999), e i più recenti “Quartetto” (2001) e “Alla fine della notte” (2003).
Piscicelli è autore di due libri: “Baby Gang” e “La neve a Napoli”.
ENZO MOSCATO / Venerdì 1 dicembre 2006, ore 16
Il viaggio di Enzo Moscato parte dall’ex cinema Corallo dei Quartieri Spagnoli, l’attuale Galleria Toledo, in cui, sfuggendo ad ogni controllo da parte degli adulti, è cresciuto spettatore eclettico, tra commedia all’italiana – “Il giudizio universale” – e cinema d’autore – “La dolce vita” – primo passo verso l’artista multimediale (cinema, teatro e musica) che poi è diventato.
Attore, cantante, autore e regista teatrale, si laurea in Filosofia e inizia la sua carriera artistica a Roma. Dal 1980, scrive e interpreta spettacoli animati da coraggiose invenzioni stilistiche. Parte del suo teatro (drammi, commedie, monologhi e poliloghi, tra cui “Scannasurece”, “Trianon”, “Pièce noire”, “Rasoi”), è stata pubblicata nel volume “L’angelico bestiario”. Per il cinema ha lavorato in “Morte di un matematico napoletano” (1992) di Mario Martone; “Libera” (1993) di Pappi Corsicato; “Il verificatore” (1995) di Stefano Incerti; e “Racconti di Vittoria” (1995), “Maruzzella” (episodio de “I vesuviani”) e “Il resto di niente” (2004) di Antonietta De Lillo.
Di recente è stato protagonista in due opere prime cinematografiche: “Mater Natura” (2005) di Massimo Andrei e il “Quijote” (2006) di Mimmo Palladino.
ANTONIETTA DE LILLO / Venerdì 12 gennaio 2007, ore 16
Echi, memorie, richiami. Antonietta De Lillo intesse un crogiuolo di riferimenti cinematografi: dai film dell’infanzia come il “Giamburrasca” televisivo, a “L’incompreso” di Comencini, “Mary Poppins” e “La Carica dei 101” di Walt Disney, fino ai grandi classici come “Umberto D.” di De Sica, “L’amore fugge” di Truffaut, “Fanny e Alexander” di Bergman. Ma anche film curiosi e intensi come quello di Ashby con Peter Sellers, “Oltre il giardino”.
Laureata in Spettacolo al Dams di Bologna, De Lillo, dopo aver lavorato come assistente a diverse produzioni cinematografiche e televisive, ha fondato la “Angio Film” con cui ha realizzato “Una casa in bilico” (1985), premiato a Taormina, e “Matilda” (1990). Nel 1995 è stata la volta di “Racconti di Vittoria” cui sono seguiti l’episodio “Maruzzella” del film collettivo “I vesuviani” (1997) e il lungometraggio “Non è giusto”, presentato a Locarno nel 2001. Dopo una tormentata gestazione, due anni fa ha realizzato “Il resto di niente”, tratto dal romanzo di Enzo Striano che racconta la rivoluzione napoletana del 1799 attraverso lo sguardo di Eleonora Pimentel Fonseca.









